dal 22-26 maggio 2017

Eventi a cura di

Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Leuca

Orto Botanico del Salento®

 

Cortile del Palazzo Tamborino Cezzi

Via Guglielmo Paladini, 50 Lecce

 

23 | 26 maggio 2017 (10:00-12:00 / 16:00-19:00)

Mostra fotografica documentale sulla biodiversità dei frutti antichi del Salento

 

23 maggio 2017 (16:00-19:00)

Mostra pomologica.

Presentazione del volume: Varietà fruttifere tradizionali del Salento, biodiversità, conservazione e valorizzazione

 

24 maggio 2017

Frutteti aperti (Progetto Re.Ge.Fru.P.) e Orti aperti (Progetto Biodiverso)

Giornata di visite guidate di scolaresche, gruppi e privati cittadini, su prenotazione, presso le collezioni fruttifere e gli orti biodiversi dei partner dei progetti Re.Ge.Fru.P. e Biodiverso

Orto Botanico del Salento orario 9:00-12:00 (info 389/943285)

oltre all'Orto Botanico saranno aperte anche:

16:00-19:00 - “Ruralia” Azienda agricola Mustich Loredana (Monteroni di Lecce) cell. 348/6881797

10:00-12:00 / 16:00-19:00 - Azienda agricola Tornese Gabriele (Monteroni di Lecce) cell. 320/2774481

10:00-12:00 Tenuta “Furni Russi” (Serrano) cell. 338/9793329

10:00-12:00 / 16:00-19:00 Masseria S. Angelo (Corigliano) cell. 338/9793329

10:00-12:00 / 16:00-19:00 Masseria Ficazzana (Salve) cell. 333/7468699

Per aderire, chiamare uno dei numeri di cellulare delle strutture aderenti

Il progetto Re.Ge.Fru.P. – Recupero del Germoplasma Fruttifero Pugliese

Il Progetto Re.Ge.Fru.P. è un insieme di azioni, svolte su scala regionale, dirette alla conservazione e recupero del patrimonio varietale autoctono; con esplorazioni mirate, rilievi, caratterizzazione del materiale raccolto, conservazione in situ ed ex situ, si cerca di recuperare le varietà che hanno subito negli ultimi decenni un processo di rapido abbandono colturale.

Le attività, coordinate dal CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, sono sostenute da un forte partenariato pubblico e privato. La Fondazione “Orto Botanico” è uno dei Partner del Progetto e riprendendo il lavoro già svolto dall’Orto Botanico dell’Università del Salento a partire dal 1999 con il Progetto INTERREG II (Italia -Albania), svolge attività di conservazione ex situ con l’allestimento e l’implementazione delle collezioni presenti nonché la ricostruzione dei tratti fondamentali dei paesaggi rurali che caratterizzano il territorio salentino.

Con questo Progetto la Puglia potrà contare su di un inventario di varietà, un catalogo rappresentativo della biodiversità agraria in Puglia. Specie antiche come Fico, Mandorlo, Pero, frutti minori come Fico d’India, Carrubo, Azzeruolo, Giuggiolo ecc. sono censiti, descritti e conservati in collezioni pubbliche e private a garanzia di tutela e valorizzazione negli usi futuri dei frutti stessi, dei loro derivati della loro storia, delle loro potenzialità in ambito agricolo ed ambientale.

 

I paesaggi agrari dei frutti antichi

La presenza di maggiore biodiversità frutticola è fortemente connessa ai paesaggi più conservativi del Salento. I giardini delle dimore storiche, i frutteti familiari, le “chiusure”, le vecchie cave e gli appezzamenti fortemente parcellizzati come i terrazzamenti costieri sia della costa occidentale che di quella orientale rappresentano ancora veri giacimenti di germoplasma fruttifero introvabile altrove.

È ancora frequente trovare biodiversità rifugiata al “margine” come filari di giuggioli lungo le stradine rurali o nel cuore de muretti a secco dove spesso i progenitori selvatici sono stati innestati con le varietà domestiche di un tempo per averne frutti buoni; è il caso del perastro, del prugnolo, dell’amarena, del mandorlo amaro.

I frutti minori sono il migliore esempio dei paesaggi di transizione tra l’ambiente naturale e la terra coltivata, la linea sfumata e antica tra uomo e natura.

 

Campo dei frutti minori

Si parla di “frutti minori” per definire specie e varietà arboree che la moderna frutticoltura mantiene al margine di veri investimenti produttivi e commerciali a causa della scarsa richiesta di mercato, bassa produttività, scarso appeal sui tavoli dell’ortofrutta e nella pubblicità.

Tra queste entità ve ne sono alcune che non hanno mai avuto un vero e proprio mercato ma sono sempre state relegate ad ambiti marginali, di produzione e consumo famigliare talora a solo titolo di curiosità botanica e gastronomica; altre invece che hanno visto, negli ultimi decenni, la rapida sostituzione con varietà più produttive provenienti da altri Paesi.

Si tratta in ogni caso di entità strettamente legate alle condizioni ambientali e socioculturali della loro area di coltivazione; il loro valore ecologico è elevato potendo rappresentare importanti elementi di rifugio e pastura per avifauna ed altri animali selvatici, il consolidamento dei terreni in erosione, l’arricchimento estetico, culturale e paesaggistico dei luoghi che li ospitano.

Campo dei fichi

Il fico domestico (Ficus carica L. subsp. domestica) annovera un numero elevatissimo di varietà; solo per il Salento sono state reperite più di cento cultivar diverse. Alcune di queste sono diventate delle vere e proprie rarità botaniche altre sono ancora piuttosto diffuse in tutto il territorio.

Nei nostri paesi, la coltura della specie ha avuto un ruolo fondamentale nel sostentamento delle famiglie povere e, più in generale, nell’economia agricola del territorio.

Il suo grande successo, negli anni passati, è da attribuirsi a più fattori quali la spiccata adattabilità della pianta a qualsiasi terreno, compresi quelli marginali, il tempo ridotto in cui arriva a fruttificazione, la bassa richiesta idrica. La bontà e le numerose proprietà delle infruttescenze (“fioroni” e “fichi veri” o “fòrniti”) rappresentano, tuttavia, gli elementi che più di tutti hanno reso importante questa specie.

 

Il pomario

Il pomario salentino è caratterizzato principalmente da tre specie: il pero, il cotogno ed il melo di San Giovanni, l’unica di varietà di melo un tempo immancabile nei giardini poveri della penisola.

Le cotogne della Cintura leccese, dei paesi della Cupa erano suddivise in due gruppi: le maliformi e le piriformi. Al primo gruppo appartengono cotogne tondeggianti più simili alle mele, in genere hanno polpa più molle e sono maggiormente utilizzate per le confetture; al secondo gruppo quelle invece più dure a forma di grande pera.

Piccole pere dai bei colori vivaci della buccia caratterizzano invece un patrimonio varietale quasi completamente sconosciuto. Si tratta delle cosiddette “peraglie” che venivano innestate sul pero mandorlino (il nostro perastro) nato selvatico sui bordi dei muretti o come relitto di antiche macchie.

Tra le varietà salentine si possono citare alcune come: “Spina”, “Cazzatello”, “San Giovanni”, “Petrucina”, “Zammarrino”, “Campanello” qui presenti e gelosamente custodite.

Pero e cotogno hanno avuto e possono tornare ad avere una grande storia nel Salento; la cotognata e la perata leccese sono oggi riscoperte nella pasticceria e gastronomia di qualità.

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